Se abiti il mondo del web, in special modo se dentro ad esso ci lavori, sicuramente non ti sarà sfuggita la fantastica proposta presentata da alcuni esponenti del PD e di altri gruppi parlamentari e successivamente eliminata dal Governo Renzi proprio in questi giorni: la Webtax, quella che a mio avviso può definirsi solo come “una cagata pazzesca.”

Webtax cronaca di un disastro evitato

 

Ma facciamo un passo indietro, cercando di capire bene cos’è la Webtax, come avrebbe modificato lo scenario fiscale attuale e soprattutto il perché sia da considerarsi assolutamente una legge controproducente.

 

Cos’è la Webtax in sintesi?

La Webtax è un emendamento che è stato presentato all’interno del più ampio Disegno di Legge di Stabilità 2014 “Direzione Italia”, già approvato dal Senato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 27/12/2013, il quale contiene importanti novità riguardo all’acquisizione di servizi di pubblicità online in Italia.

In pratica l’idea della Webtax sarebbe quello di far pagare l’IVA nel nostro Paese, anche ai colossi del web, come i vari Google, Facebook, Amazon e compagnia bella, obbligandoli ad aprire la Partita IVA in Italia per potervi lavorare, erogando i loro prodotti e servizi.

Quindi l’intento principale della Webtax, che proprio per il suo campo di applicazione è stata chiamata anche “Google Tax”, è quello di mettere i bastoni fra le ruote a tutti i Big Player del commercio elettronico, con il fine ultimo di tutelare prodotti e servizi italiani.

Ora, detto così, concettualmente lo scopo finale potrebbe essere anche comprensibile, non è certo un argomento nuovo che i grandi operatori mondiali di commercio online vendano i loro prodotti o servizi in Italia e poi le tasse le paghino all’estero, in Stati che hanno una tassazione di nemmeno un terzo in percentuale di quella italiana e assolutamente insostenibile per le odierne imprese, ma in pratica il problema non si risolve così, anzi.

 

Come funziona la Webtax?

Tralasciando nello specifico il testo della Legge di Stabilità, gli articoli di cui è composta ed i commi che costituiscono la Webtax, di cui si è già parlato ampiamente nel web e dei quali si trova facilmente documentazione ufficiale, vediamo in pratica come sarebbe il suo metodo di applicazione.

Come_funziona_la_webtax

In parole povere lo scambio di merci e servizi attraverso il sistema web, può essere fatto solamente fra soggetti dotati di Partita IVA, il che, tradotto in altri termini starebbe a significare che le “ aziende italiane possono comprare solo da altre aziende italiane.”

Per “merci” quindi si intendono tutti quei “servizi forniti elettronicamente” tramite il canale internet, ovvero praticamente tutto quello che necessita avere anche solo per poter comunicare sul web; hosting, server, domini, ma anche outsourching e assistenza remota di sistemi, download di applicazioni, musica, servizi di storage in cloud e così via, dalla quale lista ovviamente non si esimono gli acquisti di spazi pubblicitari.

Per non parlare poi dell’acquisto di beni materiali sui vari siti di e-commerce, come eBay o Amazon, o comunque da tutti quei siti di commercio elettronico che hanno sede legale in altri Paesi.

In poche parole, secondo la Webtax, tutto ciò che si compra tramite web deve essere comprato in Italia, con la ciliegina sulla torta (l’ho lasciata apposta da ultimo per rendere l’idea dell’assurdità di questa proposta) che tutti questi acquisti devono essere effettuati pagando con il Bonifico Bancario.

 

La Webtax e l’impossibilità di applicazione

Se ancora non conoscevi i termini della Webtax, credo che leggendo quanto sopra ti sarai già fatto un’idea di quanto, non solo improduttiva, ma anche dannosa possa essere una legge del genere.

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Un “obbligo” di questo tipo verso tutte le società che operano attraverso il web è in primo luogo squalificante e altamente dannoso nei nostri confronti, perché obbligare un’azienda straniera a dotarsi di Partita Iva italiana vorrebbe dire la totale perdita di interesse della stessa verso il nostro mercato prima di tutto, causata dagli alti costi di gestione e della burocrazia italiana, mettendoci da parte, più di quanto non lo siamo già in termini di mercato digitale.

Non solo, i bastoni fra le ruote dei Big Player sarebbero solo ipotetici, in quanto il possesso della Partita Iva ed il suo conseguente versamento non significa obbligatoriamente essere tassati sul reddito e questo è ben spiegato nel Regolamento 282/2011 dell’Unione Europea, chi ha proposto questo fantastico nuovo sistema per far pagare le tasse ai grandi del settore avrebbe dovuto tenerne conto.

La cifra ricavabile dall’applicazione della Webtax sarebbe comunque alquanto irrisoria ed inutile se il fine ultimo della proposta fosse quello di risanare le casse dello Stato, ci sono sistemi che potrebbero risolvere molto meglio il problema direttamente in casa nostra.

E’ poi assolutamente ridicolo che in un’ottica di miglioramento del sistema di transazioni si debba tornare ad un metodo di pagamento come il Bonifico Bancario, non mi sembra nemmeno commentabile l’assurdità di una scelta del genere, sarebbe un po’ come dire che tutto il Mondo va avanti, noi in Italia vogliamo tornare nel MedioEvo.

Ma “dulcin in fundo” la caratteristica primaria della Webtax è che non è legale, almeno così come è stata concepita, in quanto si scontra contro il diritto comunitario europeo che stabilisce il “diritto di libertà di circolazione di beni e servizi fra gli Stati membri della UE”.

 

Webtax rimandata e cancellata

In un primo momento la data di entrata in vigore della Webtax era stata fissata nel 01/01/2014, data successivamente posticipata al 01/07/2014, fino a quando il 28/02/2014 con questo Tweet, Matteo Renzi annuncia lo stop alla Webtax, proponendosi di “ridiscuterne in un quadro di normativa europea”.

webtax_rimandata_e_cancellata

Sicuramente alla luce di un analisi accurata la Webtax presenta delle falle e delle metodologie di applicazione allucinanti, non era nemmeno pensabile di varare una normativa del genere.

Passi l’intenzione di voler tutelare il prodotto italiano, ma il farci perdere credibilità ed interesse da parte dell’intero Mondo non è sicuramente la soluzione migliore, questa è un aspetto del quale il Governo dovrà tenere molto di conto nei mesi a venire, con la speranza di base che questo sia uno stop definitivo e non un semplice rimando a tempi migliori.

 

Pubblicato da Paolo

Sono un Consulente di Web Marketing prima di tutto per grande passione del settore. Mi sono avvicinato a questo "mondo" alcuni anni fa per puro caso e mi ha affascinato talmente tanto che ho voluto approfondire sempre più l' argomento tanto che, ho deciso, dalla fine del 2009, di far diventare questa mia passione una professione. Mi occupo principalmente di servizi per Acquisizione Clienti on line per conto di Aziende e Professionisti che vogliono trovare nuovi clienti sfruttando al meglio le potenzialità della rete e aiutandoli a capire quanto sia importante per chi intende promuoversi su Internet il concetto di "su misura".

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