Questo è il vero fallimento delle aziende italiane

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Perché le aziende italiane stanno fallendo? Si ok, c’è la crisi lo sappiamo tutti, le banche non danno liquidità, conosciamo tutti la situazione, i clienti non pagano, assodato anche questo, ma c’è un aspetto che viene spesso trascurato e che invece andrebbe preso molto in considerazione perché spesso è alla base di problematiche non indifferenti.

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Fin dall’inizio della mia attività di consulente, mi sono rivolto in particolare a quelle aziende che fanno parte del tessuto principale dell’economia del nostro Paese, ovvero quelle piccole e medie imprese che ci hanno fatto conoscere nel mondo per la nostra qualità, professionalità e via dicendo.

Al tempo stesso però ho avuto ed ho occasione molte altre volte, di lavorare anche con aziende più grandi ed in entrambi i casi riscontro le stesse problematiche, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda la scelta sbagliata dei dipendenti e collaboratori è un problema molto frequente.

Ogni volta che ho a che fare con una nuova realtà produttiva, cerco di entrare il più possibile all’interno della stessa, ciò mi serve per capire meglio l’attività, il prodotto, i servizi, il modo di lavorare e di rapportarsi con i clienti, insomma tutto.

Amo il lavoro di squadra e ogni volta che è possibile cerco di instaurare un rapporto molto stretto con chi nell’azienda lavora, a volte si creano collaborazioni molto proficue, altre un po’ meno, altre ancora non sono così come sembrano.

Quanto sto per dire si basa sulla mia realtà e quindi su dati che ho potuto verificare con i miei occhi e con le mie orecchie, quindi alcuni di voi rimarranno increduli, altri condivideranno con me, qualcuno forse resterà offeso da questo pezzo, ma questa è la realtà dei fatti ed io ritengo opportuno farla emergere.

Il mio compito principale è quello di aiutare le aziende a porsi nella maniera corretta su internet, adottare la giusta comunicazione, sia online che offline, operazione per la quale devo interfacciarmi con una certa varietà di persone, che vanno dai titolari delle stesse aziende, ai dipendenti ed ai vari collaboratori.

Al tempo stesso però mi piace anche verificare che il lavoro che svolgo vada a buon fine, voglio in sostanza sapere con estrema certezza se le persone con le quali mi trovo a lavorare poi mettono in pratica quanto detto, discusso e pianificato e le sorprese non mancano.

Molti miei clienti non lo sanno e lo sapranno quindi in questo momento, ma per fare le mie verifiche tendo a “travestirmi” come un loro potenziale cliente e fare delle richieste, come chiamare, scrivere, informarmi, in pratica faccio quello che un normale cliente fa giornalmente.

Bene, i risultati frequentemente sono agghiaccianti, nonostante le belle parole spese, i programmi ed i buoni propositi, spesso e volentieri quando si devono mettere in pratica gli insegnamenti tutto cambia, tutto viene disatteso nel menefreghismo più totale.

Ebbene si, mi sono trovato più volte negli ultimi tempi a scrivere ad aziende che non rispondono alle mail, ti trattano con estrema sufficienza al telefono, sono presenti sui social soltanto sulla carta perché per il resto nemmeno ci accedono e via dicendo.

D’altra parte a chi di noi non è mai capitato che quella azienda a cui hai scritto non ti risponde o lo fa dopo che ti sei già rivolto altrove, ma vi assicuro che è molto diverso quando a farlo è una persona che dovrebbe essere addetta allo scopo e con la quale hai collaborato tu per settimane se non mesi.

 

Tutto questo è imputabile solo all’azienda?

 

La maggior parte delle volte, in questi casi di inefficienza la colpa va all’azienda, quando non si considera minimamente che invece il problema può essere benissimo l’opera “incompiuta” di un dipendente o collaboratore della stessa.

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L’assistenza al cliente è oggi un’arma molto preziosa nelle mani delle aziende, il poter instaurare un interazione con lo stesso è alla base di tutto il processo che porta alla vendita ed oltre, i canali sono tanti, sfruttarli tutti non è facile, ma non sfruttarne nemmeno uno è ingiustificabile e dannoso.

Quando mi trovo di fronte a casi di questo tipo vorrei pensare che, chi dovrebbe occuparsi di ciò non possa farlo perché ha talmente lavoro da svolgere che gli manca il tempo materiale per rispondere ad una mail, alzare il telefono, o fornire supporto a chi vuole chiarire dei dubbi, per poi tristemente scoprire invece che il tempo, gran parte delle volte viene speso a navigare per i fatti propri, al cellulare o in tutte altre attività non strettamente indispensabili.

Ora, se tu che leggi sei un consulente come me, molto probabilmente ti sei trovato di fronte a situazioni di questo tipo, magari hai avuto modo di approfondire, o magari no, resta il fatto che a mio avviso questo è un problema molto grave che affligge parecchie aziende italiane, c’è ancora un divario abissale fra la mentalità del dipendente e quella dell’imprenditore, invece che guardare insieme nella stessa direzione per il bene comune, ognuno fa quello che gli torna più comodo sul momento e aspetta che il resto piova dal cielo.

I tempi sono cambiati, non ci si può più permettere di restare con le mani in mano ed aspettare che le cose cambino da sole, c’è da rimboccarsi le maniche da entrambe le parti.

Gli imprenditori devono riuscire a selezionare meglio alla base i loro dipendenti e collaboratori, questi ultimi devono iniziare a cambiare mentalità e non vedere più l’azienda come la “gallina dalle uova d’oro” che ha vita autonoma e funziona indipendentemente dal fatto che tu faccia il tuo lavoro come si deve o meno, c’è bisogno di più, molto di più.

Pensavo che fossero ormai passati i tempi in cui un giorno mentre ero un dipendente in una ditta, chiesi informazioni su una consegna ad un trasportatore e lui l’unica cosa che seppe dirmi fu: “A me non interessa, mi basta arrivare alla fine del mese per riscuotere”, anche in periodo di crisi mi sembra che questa risposta, a dir poco allucinante, sia quanto mai attuale.

 

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