Questo è il vero fallimento delle aziende italiane

Perché le aziende italiane stanno fallendo? Si ok, c’è la crisi lo sappiamo tutti, le banche non danno liquidità, conosciamo tutti la situazione, i clienti non pagano, assodato anche questo, ma c’è un aspetto che viene spesso trascurato e che invece andrebbe preso molto in considerazione perché spesso è alla base di problematiche non indifferenti. Fin dall’inizio della mia attività di consulente, mi sono rivolto in particolare a quelle aziende che fanno parte del tessuto principale dell’economia del nostro Paese, ovvero quelle piccole e medie imprese che ci hanno fatto conoscere nel mondo per la nostra qualità, professionalità e via dicendo. Al tempo stesso però ho avuto ed ho occasione molte altre volte, di lavorare anche con aziende più grandi ed in entrambi i casi riscontro le stesse problematiche, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda la scelta sbagliata dei dipendenti e collaboratori è un problema molto frequente. Ogni volta che ho a che fare con una nuova realtà produttiva, cerco di entrare il più possibile all’interno della stessa, ciò mi serve per capire meglio l’attività, il prodotto, i servizi, il modo di lavorare e di rapportarsi con i clienti, insomma tutto. Amo il lavoro di squadra e ogni volta che è possibile cerco di instaurare un rapporto molto stretto con chi nell’azienda lavora, a volte si creano collaborazioni molto proficue, altre un po’ meno, altre ancora non sono così come sembrano. Quanto sto per dire si basa sulla mia realtà e quindi su dati che ho potuto verificare con i miei occhi e con le mie orecchie, quindi alcuni di voi rimarranno increduli, altri condivideranno con me, qualcuno forse resterà offeso da questo pezzo, ma questa è la realtà dei fatti ed io ritengo opportuno farla emergere. Il mio compito principale è quello di aiutare le aziende a porsi nella maniera corretta su internet, adottare la giusta comunicazione, sia online che offline, operazione per la quale devo interfacciarmi con una certa varietà di persone, che vanno dai titolari delle stesse aziende, ai dipendenti ed ai vari collaboratori. Al tempo stesso però mi piace anche verificare che il lavoro che svolgo vada a buon fine, voglio in sostanza sapere con estrema certezza se le persone con le quali mi trovo a lavorare poi mettono in pratica quanto detto, discusso e pianificato e le sorprese non mancano. Molti miei clienti non lo sanno e lo sapranno quindi in questo momento, ma per fare le mie verifiche tendo a “travestirmi” come un loro potenziale cliente e...
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Quando il Direct Email Marketing è senza speranza

“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”…ad esempio aziende che cercano di proporre i loro prodotti o servizi oggi nel 2014 sfruttando tecniche di DEM (Direct Email Marketing) in maniera completamente sbagliata, anzi oserei dire alquanto controproducente. Ok, gli addetti ai lavori l’hanno capito, l’email marketing non è morto per niente ma è ancora vivo e godrebbe di ottima salute, se non fosse che la stragrande maggioranza delle volte è usato non male, di più. E’ questo il caso di numerose campagne di DEM che ultimamente stanno raggiungendo i miei indirizzi di posta e quelli di alcuni miei clienti, dove non c’è niente di tutto ciò che una corretta campagna di Direct Email Marketing dovrebbe invece avere. Premetto che non sono mai stato un grande sostenitore di campagne DEM, il motivo principale è che le stesse vengono fatte su database di utenti che dovrebbero essere in target con quello che proponi, purtroppo però questa è una cosa che rimane solo sulla carta la maggior parte delle volte. Ed è proprio sull’invio di email assolutamente non in target che mi voglio concentrare in questo articolo, visto che nelle ultime settimane pare si sia scatenato un vero bombardamento di email totalmente fuori da ogni logica, specie per quanto riguarda la tipologia dei destinatari, ma non solo, anche il modo in cui sono scritte lascia parecchio a desiderare. Prendo come caso specifico una mail che è arrivata a me proprio un paio di giorni fa, il cui contenuto non discosta molto da altre ricevute in diversi segmenti di mercato e che iniziava più o meno così:   “Ehi ciao, sai che oggi è il tuo giorno fortunato? Si, perché sei stato scelto per testare gratuitamente il nuovo prodotto che rappresenta la vera innovazione per tutti i professionisti del tuo settore. E’ infatti appena arrivato il rivoluzionario XXXXX che ti consentirà di ottimizzare il tuo lavoro velocizzandolo e rendendoti la vita più facile. Oggi puoi farlo tuo pagando solo le spese di spedizione, è un’occasione imperdibile riservata soltanto ai migliori operatori del settore, come te…bla, bla, bla.   Mi fermo qui perché mi sembra di avere già elementi sufficienti per definire questa campagna di email marketing disastrosa, sotto tutti i punti di vista, a dire proprio la verità appena l’ho letta non sapevo se ridere o piangere, resta il fatto che rimango inorridito da un tentativo di vendita del genere. Il mio stupore va alla possibilità che qualche...
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Canone Rai da 400 Euro, l’ennesima porcata all’italiana

Oggi niente post dedicati a strategie di web marketing, social media, SEO o roba del genere, solo un post di puro sfogo su quello che appare a tutti gli effetti come un mascherato tentativo di estorsione da parte della RAI con l’invio dei bollettini di pagamento di un canone di ben 400 Euro a tutti i possessori di Partita IVA che hanno Pc collegabili alla Tv. Ma facciamo un passo indietro per capire di quale assurdità stiamo parlando, perché sicuramente è la notizia più battuta in questi giorni, ma per chi ancora non ne avesse sentito parlare la riassumo molto brevemente in poche righe e passo a dare un mio giudizio che è comune in queste ore a quello di molti professionisti. La RAI si sta rivalendo di una legge sul canone che risale addirittura ad un Regio decreto del 1938 e che dopo vari ritocchi è arrivata fino al 2012, secondo la quale c’è da pagare un canone speciale ogni qual volta negli stessi locali dove si trovano i Pc siano presenti anche apparecchi televisivi. In pratica se di tali Pc ne viene fatto soltanto un uso lavorativo questo va comunicato, ma se ci sono apparecchi Tv nelle stesse stanze allora questo potrebbe non bastare per l’esclusione. Ora, già che 400 Euro di canone mi sembrano un vero e proprio furto di per se, ci sono figure professionali che, come me, lavorano per la maggior parte del tempo da casa col proprio Pc, quindi è presumibile che una cavolo di Tv in casa ci sia, in casi come il nostro allora si dovrebbero pagare addirittura 2 canoni. Ecco, in estrema sintesi questa è la situazione così come si sta andando a delineare, la quale è inaccettabile perché darebbe un altro duro colpo alla già alquanto precaria situazione delle aziende e dei professionisti italiani. Io non so come si possa partorire una simile idiozia in un Paese che vuole cercare strade per una lenta e faticosa ripresa, sicuramente questa non è la strada giusta e mantenere aperta una Partita IVA in Italia sembra sempre più una vera prova di sopravvivenza. L’Italia si sta trasformando ogni giorno che passa in un Paese barzelletta, con leggi assurde, dove ci attacca a tutto pur di portare i cittadini allo sfinimento, creando un livello di esasperazione che, come purtroppo la cronaca ci ricorda ogni tanto, porta le persone a gesti estremi ed ingiustificabili per un Paese che sostiene di essere civile. Ma dico io, come si fa in un...
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La specificità che fa vendere anche il vu cumprà

Forse la sola vista del titolo di questo post ti potrebbe far pensare che sono impazzito o che questo sia uno scioglilingua che mi è venuto in mente perché ho il cervello annebbiato dal caldo di questi giorni, invece no, prendo spunto da un fatto che mi è successo un paio di giorni fa per ribadire di come il concetto della specificità sia quanto mai importante oggi, sia nel mondo online ma anche in quello offline ed in tutti i settori. Un paio di giorni fa fra un lavoro e l’altro sono riuscito a ritagliarmi qualche ora per fuggire dall’afa e dalla calura di questa settimana e mi sono letteralmente lanciato su una famosa spiaggia del litorale toscano in modo da iniziare una stagione balneare che come al solito negli ultimi anni sarà solo un mordi e fuggi per quanto mi riguarda. Non mi ero ancora sdraiato che immediatamente sono stato assalito dal primo venditore ambulante che ha iniziato a propormi tutta la sua “preziosa” merce con il solito stile di sempre che si ripete di anno in anno e ovviamente con gli stessi prodotti; occhiali, braccialetti, collane, ecc, ecc.. Da qui in poi è stato un susseguirsi continuo di questi ragazzi di colore che macinano chilometri di spiaggia in lungo e largo per tutto il giorno vendendo tutti le stesse identiche cose e risultando dopo un po’ anche alquanto fastidiosi. Premetto che non ho niente contro di loro, anzi in un certo senso li ammiro per la costanza che hanno, ma il fatto che ogni minuto ne passi uno a proporti sempre le stesse cose e dicendo sempre le solite frasi dopo un po’ di tempo risulta alquanto stancante, inutile negarlo, in 3 ore ne saranno passati 30 è normale che le persone prima o poi si infastidiscano da questa specie di pressing. D’altra parte fanno pur sempre il loro lavoro, mentre i bagnanti lo hanno lasciato a casa e per qualche ora vorrebbero solo rilassarsi in tranquillità, cosa che invece a quanto pare non è possibile e in tutto ciò a me, ma credo anche a parecchi altri, è sempre venuta in mente una cosa; come possono sperare di vendere tutti sempre le stesse cose alle stesse persone? Non pretendo certo di dire che questi ragazzi devono essere degli esperti di marketing ma la conferma che invece qualcuno di loro ha capito che quello che può fare la differenza è la specificità mi è arrivata...
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Assistenza al cliente, ma quanto mi costi?

E ci risiamo un’altra volta con l’ennesima azienda che cade in fallo su una delle cose che invece nel panorama odierno dovrebbero essere quanto mai efficienti perché costituiscono un importante segno distintivo dell’azienda stessa, sto parlando dell’assistenza al cliente, che a quanto pare è un concetto ancora piuttosto sconosciuto almeno qui in Italia. In realtà sarei ben lieto che qualcuno mi smentisse, dicendomi ad esempio che queste cose capitano raramente, ma a quanto sento dire in giro i servizi di assistenza al cliente latitano in ogni dove, o comunque se non addirittura inesistenti, quando ci sono fanno acqua da tutte le parti. Anche a questo giro devo per forza prendere spunto da un caso reale, uno dei tanti che ho incontrato e che incontro spesso nella mia vita lavorativa e non, che vale la pena essere citato come un esempio molto rappresentativo di cosa non fare se non si vuole arrecare un danno all’azienda se tale modo di operare verrà protratto nel tempo. Il caso in oggetto riguarda un’azienda con la quale non ho mai lavorato direttamente, ma siccome c’è un rapporto di amicizia decennale alla base con il titolare, ogni tanto ci scambiamo opinioni riguardo ai modi di gestire il marketing e la comunicazione, sia online che offline. L’azienda in questione produce e vende direttamente apparecchi elettronici di fascia medio-alta, con un prodotto di punta che appartiene a quella categoria di oggetti i quali prevedono vendite “one shot” ovvero non ha prodotti correlati e una volta venduto l’oggetto in questione ha una sua autonomia, salvo alcune parti di consumo che però l’azienda stessa non vende direttamente. Attenzione a quanto appena detto perché questa visione è in gran parte il fattore responsabile di quanto avvenuto dopo secondo me, cioè ha creato una visione assolutamente distorta della realtà e ha indotto a fare delle scelte a mio avviso assolutamente controproducenti. Negli ultimi 2 mesi c’è stato un ridimensionamento dell’organigramma aziendale ed è stato deciso di tagliare una parte che non era ritenuta così indispensabile a tutto il ciclo di produzione/vendita, indovinate un po’ di quale parte si tratta? Esatto, in nome della riduzione dei costi è stato decretato il taglio della parte dell’assistenza al cliente, incredibile ma vero!   Della mancata assistenza al cliente se ne parla Parlando di questa cosa con il titolare dell’azienda gli ho subito espresso il mio disappunto, questo per non dire che in realtà l’ho mazziato subito preventivamente e dopo ho ascoltato le sue motivazioni, che...
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La “Settimana della Formazione” GT ai blocchi di partenza

Di quanto la formazione sia importante, specie in un mondo in continua evoluzione come quello del web, lo sappiamo bene tutti, al tempo stesso però spesso questo rimane solo una bella teoria perché poi in pratica, fra il tempo che stringe, il lavoro ed i vari impegni si lascia sempre un po’ da una parte. Se lavori nell’ambiente di internet molto probabilmente condividerai con me questo punto di vista, come del resto anche quello che c’è bisogno di formazione si, ma di quella giusta, con la “F” maiuscola per intendersi, come è appunto quella che ti può dare la “Settimana della Formazione” promossa da Giorgio Tave e dalla GT Idea S.r.l. Personalmente ritengo questa iniziativa, che si ripete ogni anno, come una delle poche in Italia che sia in grado di fornirti un “Know How” di qualità superiore, spaziando fra le varie tematiche del web marketing che vanno dalla SEO al Social Media Marketing, dal Copywriting all’Advertising, il tutto in maniera totalmente gratuita. Si, hai capito bene, la “Settimana della Formazione GT” è formazione di qualità gratuita, fruibile comodamente dalla tua poltrona di salotto o dal tuo ufficio direttamente in streaming, come da tradizione fin dal 2008, anno del suo debutto in pubblico varato dalla GT Idea. Se anche tu sei come me ed hai fame di sapere, di novità, di informazioni per il tuo lavoro, di tutto ciò che significa stare al passo con le evoluzioni ed i repentini aggiornamenti dei motori di ricerca e dei social network in genere, sicuramente sarai iscritto a decine di newsletter, hai frequentato corsi, videocorsi, meeting, seminari e chi più ne ha più ne metta. Poi sei arrivato al punto di dire basta, la casella di posta invasa da centinaia di mail derivanti dalla tue famose iscrizioni, alcune utili, molte totalmente improduttive, ma tutte comunque che ti causano una notevole dispersione della tua risorsa principale; il tempo. Fatto sta che io ero nella stessa situazione ed ho dovuto fare per forza una scelta, dovevo ridurre drasticamente il numero delle mie fonti di informazione e così è stato, ho iniziato un’opera di scrematura non indifferente, con il risultato di avere alla fine un elenco di persone (perché di questo si tratta) alle quali affidare l’evoluzione della mia conoscenza, questi sono i formatori che hanno preso parte negli anni alle “Settimane della Formazione” e comunque agli “Eventi GT.” Mi ci sono voluti diversi anni, ma poi sono giunto alla consapevolezza che devi concentrare...
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